Rivoluzione Economica

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I PILASTRI DELLA RIVOLUZIONE ECONOMICA
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Rivoluzione Economica

Le banche ed i Mercati Finanziari: Strumenti ed Impatti della Rivoluzione Economica


Per capire bene gli impatti della rivoluzione economica sulle banche e i mercati finanziari, partiamo da un concetto di base: la moneta.

Le monete oggi in circolazione (dollari, euro,  ecc.) sono delle invenzioni, geniali, dell’uomo. Una qualsiasi moneta ha validità e può svolgere le sue funzioni (strumento di scambio, riserva di valore, misura di valore) fino a quando viene accettata dal mercato.

La moneta oggi in circolazione è creata e distribuita al mercato dalle banche centrali e commerciali.
Il processo di creazione e moltiplicazione della moneta è piuttosto semplice:

  • le banche centrali stampano moneta (base monetaria) e la prestano alle banche commerciali (rapporto 1:1 tra moneta creata e moneta prestata alle banche commerciali);
  • il sistema delle banche commerciali investe tale moneta prestandola agli Stati, alle imprese e ai cittadini. Le banche commerciali, ogni qual volta una banca eroga un prestito, creano moneta bancaria. La quantità massima di moneta bancaria che può essere emesse varia a seconda delle garanzie che i richiedenti dei prestiti possono offrire e da regolamenti bancari che possono variare a seconda dell'unione monetaria considerata.

Il sistema bancario ha dei costi per erogare tale servizio:

  • costo di produzione della moneta:
    • per la banca centrale pari praticamente a 0, ovvero la sola stampa (si ricorda che anche il legame con l’oro contenuto nei forzieri è venuto meno);
    • per le banche commerciali pari alla remunerazione del capitale preso in prestito, che coincide con:
      • il  tasso ufficiale di sconto (TUS) se a prestarlo è la banca centrale;
      • il tasso di interesse attivo corrisposto sui depositi di c/c se a prestarlo siamo noi.
  • costo del personale;
  • costo di distribuzione e sostituzione delle monete usurate.

Le entrate direttamente correlate alla creazione di moneta (legale o bancaria) sono date dagli interessi sui capitali prestati a stati, aziende e privati. La differenza tra entrate e costi rappresenta l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta.

Tali redditi vengono diversamente trattati a seconda che siano generati dalle banche centrali o da quelle commerciali:

  • la banca centrale dopo aver corrisposto tutte le dovute imposte, ha l’obbligo di versare una quota consistente dell’utile netto nelle casse dello stato (in Italia per esempio tale quota è vicina al 60%);
  • le banche commerciali, come le altre aziende private, sono soggette alla sola imposizione fiscale.

Ora approfondiamo compiti e poteri del sistema bancario.

La prima evidenza da porre rispetto a quanto scritto sopra è che la moneta in circolazione è interamente prestata e che l’erogatore di tale prestito è il sistema bancario: sul complesso della moneta in circolazione vengono quindi pagati ogni giorno interessi. Li paga, sotto forma di tasse, anche chi non è direttamente indebitato.

La grande anomalia del sistema monetario sta nel fatto che esso è gestito da aziende private che sono, appunto, le banche. In Europa e negli Stati Uniti, infatti, le banche commerciali e buona parte delle banche centrali sono istituzioni a capitale privato.

Ovviamente, come accade in tutte le aziende private, l’obiettivo principale è la tutela degli interessi privatistici, ovvero dei soci, e non quello della collettività. Affidare ai privati la possibilità di creare moneta, ovvero di creare valore a costo zero, presenta rischi enormi. Le banche hanno acquisito nel tempo un potere molto più grande di quanto si possa pensare:

  • sono padrone del valore della moneta;
  • detengono il debito di stati e società e possono esercitare un controllo diretto sul loro operato.

Potenzialmente, con politiche costruite ad hoc, il sistema bancario può decidere le sorti di uno stato, portandolo al fallimento per poi intervenire sul suo «salvataggio» rifinanziandolo ed entrando nel capitale di aziende strategiche (non è detto che i salvatori parlino la stessa lingua dei salvati); può addirittura essere una opportunità il fallimento di un sottosistema bancario (di una nazione o di un’area geografica), cosa che, a causa dei giochi di potere attualmente in corso, non è assolutamente da escludere.
Il core business del sistema complessivo, fin quando gli si conferiscono i poteri attuali, non è lo sviluppo economico o l’occupazione, ma l’accrescimento del patrimonio detenuto (immobili, partecipazioni azionarie, potere, etc.).
Le conseguenze della grande libertà data al sistema delle banche private potrebbero quindi costarci molto care:

  • la perdita dei frutti del nostro lavoro: depositi di c/c, beni immobili svalutati, fallimento di aziende, ecc. In pratica è come se nella nostra vita avessimo lavorato per le banche.
  • la perdita del controllo su attività strategiche (per le banche è sufficiente acquisire la maggioranza del capitale, o la quota di controllo, delle principali aziende e tale processo è già in atto).

La rivoluzione economica, in questo settore, ha due obiettivi principali:

  • la tutela del patrimonio individuale;
  • la forte riduzione del potere delle banche.

Il sistema bancario del quale ci dovremo dotare rappresenta un compromesso tra quelli storicamente adottati. In alcuni casi sembrerà di tornare indietro, nella realtà si tratterà semplicemente di intervenire su grandi errori storici compiuti in passato.

I Pillar che interessano, direttamente o indirettamente, questo settore sono i seguenti:

1.4 Tassazione: favorire la produzione e chi lavora creando valore aggiunto

1.5 Stabilizzazione dei prezzi di borsa

1.6 Convergenza tra valore di mercato e valore reale dei derivati

1.8 Abbattere gli interessi sul debito degli Stati e superare la dipendenza dalle banche

1.9 Limitare il potere di azione di Banche ed Istituti Finanziari

2.5 Sistemi di Pagamento: abbandono della carta moneta come forma di denaro

2.8 Ripartizione di oneri e benefici, stop alla moneta bancaria

Il Pillar 1.4, 1.5, e 2.5 tendono a rendere molto meno convenienti (tassazione elevata) e lente (conservazione del valore e fluttuazioni limitate) le rendite derivanti da immobilizzazioni di capitale.  I Pillar 1.8, 1.9, 1.6 e 2.8 comportano invece una grande rivoluzione del sistema bancario e una forte limitazione del potere e del ruolo delle banche centrali e commerciali.


Impatti sulle Banche Centrali

La funzione ufficiale delle banche centrali è quella di gestire la politica monetaria dei Paesi o delle aree economiche che condividono la medesima moneta. Altre funzioni non dichiarate delle banche centrali sono quelle di fare dell’interesse dei propri soci (le banche commerciali) e di garantire l’accrescimento del patrimonio utilizzando le riserve che ogni anno trattengono dagli utili.

Un esempio di tutela degli interessi dei propri soci è rappresentato dai tassi di interessi:

  • minimi per i capitali prestati alle banche commerciali;
  • molto alti per i capitali prestati allo stato.

E’ gravissimo che le banche centrali possano operare questa differenza di trattamento. Nella logica di interessi privati il ragionamento è però limpido ed inattaccabile:

  • prestare i soldi allo stato a tassi bassissimi non è redditizio; conviene invece acquistare titoli di debito sul mercato (operazioni di mercato aperto) a tassi ben più elevati;
  • «regalare» capitali alle banche commerciali è un investimento a favore del proprio sistema, in quanto i destinatari:
    • sono spesso anche soci di capitale della banca centrale stessa;
    • possono moltiplicare la moneta e ottenere profitti ben maggiori prestandola a tassi di mercato.

Ma come intervenire senza destabilizzare il sistema e bloccare l’economia?
La soluzione non la possiamo certo chiedere a chi attualmente governa il sistema bancario: qualsiasi azione si tradurrebbe infatti in una perdita di potere o di profitto e nessun attore economico agisce contro i propri interessi.
La soluzione quindi deve essere dettata dagli stati che, per tutelare i propri interessi e quelli dei cittadini, dovranno  imporre alla banche centrali un vero sostegno all’economia (senza scopo di lucro) con l’abbattimento degli interessi sul debito pubblico.
Il Pillar 1.8 prevede infatti la creazione di uno strumento tecnico da utilizzare in situazioni di emergenza quali:

  • rischio default da parte di uno stato;
  • fallimento di una banca commerciale.

In entrambi i casi lo stato, per rimborsare il debito in scadenza o per garantire i depositi bancari dei correntisti, potrà emettere titoli di debito di durata secolare a tasso di interesse nullo che le banche centrali avranno l’obbligo di acquistare.
Tali strumenti si dovranno utilizzare solo in casi di eccezionale gravità che comportano il concreto rischio di una perdita di valore del patrimonio privato e dei diritti.
Perché non si è mai pensato di utilizzare uno strumento simile? Semplice, perché per la banca centrale diventerebbe un’attività in perdita a causa della mancanza di entrate (tasso di interesse nullo su tali prestiti). Quale azienda privata, quali sono le banche centrali, lo accetterebbe? Nessuna. L’alternativa è nazionalizzare le sole banche centrali ripartendo i soli costi di esercizio (personale, stampa di moneta, ecc. ) tra la collettività. Il risparmio annuo per i cittadini sarebbe enorme.

Le banche centrali perderebbero inoltre la facoltà di investire in società private e di operare sui mercati finanziari (pillar 1.9) e in situazioni di operatività ordinaria creerebbero e presterebbero capitali sia a favore dello stato (come unica banca finanziatrice) che delle banche commerciali. I tassi di interesse applicati sui prestiti sarebbero minimi per lo stato (per generare cassa sufficiente a coprire i costi di gestione) e pari a quelli di mercato per le banche commerciali (gli utili generati verrebbero interamente versati allo stato).
La funzione della banca centrale ritornerebbe quindi a essere esclusivamente quella per cui sono state create: responsabile, unica ed indipendente, della politica monetaria. Senza scopo di lucro.


Impatti sulle Banche Commerciali

Le banche commerciali nazionalizzate non funzionano: l’esperienza storica insegna che un sistema bancario nazionale è poco efficiente nella gestione dei capitali, è clientelista e genera inflazione.
L’intermediazione tra domanda e offerta dei capitali è un compito che è svolto in modo efficiente solo dai privati i quali, allo scopo di trarre profitto, allocano le risorse finanziarie su investimenti migliori. Ma perché allora il sistema attuale non funziona? Il problema risiede nell’eccessivo potere che i banchieri hanno avuto nella storia; potere che è esponenzialmente aumentato grazie a una serie di riforme effettuate in loro favore da una classe politica e dirigente accondiscendente.
Tali riforme hanno consentito di creare un’enorme quantità di moneta bancaria e di dare alle banche la possibilità di operare in modo universale:

  • hanno partecipazioni in tutte le maggiori società e imprese;
  • creano, acquistano e vendono titoli e strumenti finanziari di ogni genere;
  • sono i finanziatori di Stato, imprese e privati, esercitando su di loro un controllo diretto.

Oggi il sistema è fuori controllo per la mancanza di garanzie associate all’enorme quantità di moneta irresponsabilmente messa in circolazione. Chi rischia in questa situazione non sono però le banche, che quei capitali non li hanno pagati, ma i privati e le imprese: il valore contenuto nei nostri depositi e nei nostri beni (industrie, immobili, ecc.) lo abbiamo costruito con il lavoro.
Un crack del sistema finanziario ci priverebbe di tutto, così come la forte instabilità attuale penalizza principalmente privati e aziende: il sistema bancario (inteso a livello globale), con le regole attuali, potrà sempre rialzarsi e speculare sulle nostre rovine.

Con la rivoluzione economica si vuole in primo luogo tutelare il patrimonio individuale; per farlo occorre un enorme ridimensionamento delle banche commerciali volto a conferire loro la sola funzione di intermediazione tra l’offerta (i depositi bancari) e la domanda (prestiti ad imprese e privati) di moneta.

Queste poche righe implicano cambiamenti epocali:

  • divieto alle banche commerciali o società da esse controllate, di sottoscrivere, detenere, vendere o comprare titoli emessi da imprese private (ritorno al Glass-Steagall Act) e di trattare derivati di cui non posseggono il sottostante (pillar 1.6 ed 1.9);
  • blocco della funzione di creazione di moneta bancaria (moltiplicazione della moneta) (pillar 2.8).

Affermare che le banche commerciali non potranno più agire da moltiplicatori di depositi implica che:

  1. le banche potranno prestare solo la quota dei depositi bancari che i correntisti concederanno loro di prestare; i correntisti perderanno la disponibilità del capitale dato in prestito, mentre la restante parte sarà custodita dalla banca e trattata contabilmente come una cassetta di sicurezza privata;
  2. vi sarà una drastica diminuzione dell’offerta di moneta.

Il principale effetto del punto 1 è contabile: alla banche sarà richiesto il rientro immediato di ingenti capitali presi in prestito dai depositari di c/c. Le banche potranno decidere di richiedere prestiti alla banca centrale (a tassi di mercato) o di dismettere parte del loro patrimonio. Può essere letta come una forma di risarcimento per i danni da loro creati nel tempo al sistema economico e alla collettività.

L’effetto del punto 2 è collaterale al punto 1 e comporta una carenza di offerta di moneta rispetto alla domanda con conseguente rischio di deflazione. Tale rischio può essere compensato dalla politica monetaria della Banca Centrale che erogherà il capitale necessario alle banche commerciali per soddisfare la domanda a tassi, nella fase transitoria agevolati, evitando il rischio di squilibri finanziari. Il pillar 2.8 prevede comunque uno step intermedio: l’aumento della riserva frazionaria (pillar 1.9) per ammortizzare gli effetti del cambiamento.

L’obiettivo finale che si raggiungerà è il pareggio tra la Base Monetaria e l’Offerta di Moneta.

Molte banche commerciali non reggerebbero il colpo e fallirebbero: l’intervento straordinario previsto al Pillar 1.8 garantirebbe comunque l’integrità dei depositi dei conti correnti. Il patrimonio delle banche che dichiarano fallimento sarà invece restituito allo stato (collettività).

Per garantire la normale operatività delle banche commerciali, la copertura dei costi e la creazione di utili, sono ampiamente sufficienti i profitti derivanti da:

  • differenza tra interessi attivi e passivi legati all’intermediazione tra domanda ed offerta di capitali (margine di intermediazione);
  • servizi legati al capitali (commissioni, ecc. ).

A beneficio del sistema delle banche commerciali è prevista:

  • una ripartizione del rischio creditizio effettuata in base ai tassi di interessi applicati e una riduzione degli indici patrimoniali minimi obbligatori;
  • un’iniezione di liquidità e un aumento dei servizi bancari grazie alla scomparsa della cartamoneta e all’informatizzazione delle transazioni (pillar 2.5).

I Pillar 1.4, 1.5 e 2.8 renderanno non profittevoli le mere compravendite di capitali senza creazione di valore aggiunto e porteranno alla scomparsa di molte società speculative e alla normalizzazione dei mercati finanziari.




Le Tre Fasi della Rivoluzione Economica
Conclusioni

 


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