Rivoluzione Economica

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Rivoluzione Economica

Istruzione: Cosa ci Insegnano?


Premessa

In un momento storico tanto delicato quale è quello odierno, sembra di necessaria importanza puntare lo sguardo su come è strutturato l’attuale apparato educativo.

Essendo l’aspetto della formazione il motore della crescita e del progresso, esso si trova a dover rispondere ai difficili propositi di trovare un posto, alle nuove generazioni, nell’economia del ventunesimo secolo, e allo stesso tempo di dare nell’era della globalizzazione, ad ogni educando, un senso di identità, preservando ogni patrimonio culturale.

Definizione e Situazione Attuale

Con "sistema educativo" viene per lo più definito quel complesso di attività atte a dare conoscenza e competenze pratiche ad ogni individuo, in modo da renderlo capace di organizzarsi nella società e di orientarsi nel mondo del lavoro.

Nella pratica è qualcosa che va molto oltre. Infatti si parla della crescita e dello sviluppo della personalità umana sin dalla più tenera età, nei suoi aspetti più fondamentali, come il trovarsi in una realtà sociale in cui si stringono relazioni, si apprendono nozioni e si trova il proprio posto nella collettività: dove nascono progetti e sogni per il futuro.

Nel corso della storia ogni società, a seconda di come fosse strutturata, ha favorito diverse forme di sistemi educativi. Società totalitarie hanno spesso prodotto orientamenti chiusi e conservatori, basati sull’indottrinamento e poco inclini al cambiamento. Società democratiche, al contrario, prediligono lo sviluppo di strutture dinamiche, capaci di riadattarsi alle continue metamorfosi storiche e culturali e quindi favorevoli al cambiamento.

Al giorno d’oggi però, particolarmente a livello italiano, ci si trova in una fase di stallo. Il sistema ad economia capitalista, seppur terreno di sviluppo democratico, ha prodotto nel corso della sua storia abissali disuguaglianze a livello economico e sociale e ciò ha influito fortemente sulla forma e sulle finalità dell’educazione. Qualche esempio pratico della disparità che si è venuta a creare può essere osservato nella presenza di ottimi istituti accessibili solo a chi ha un alto reddito o nel fatto che chi si trova nella fascia più bassa ha vere e proprie difficoltà ad incrementare il proprio curriculum dato l’ingente costo dei corsi specifici.

Attualmente lo “studio” si sta drasticamente riducendo, per lo più dal punto di vista di chi lo vive in prima persona, ad uno sterile strumento per il raggiungimento di un foglio di qualifica. Il mondo del lavoro sembra non avere posto per il talento di tutti e il solo superamento di traguardi molto spesso standardizzati come sono la scuola e la laurea, ormai non garantisce una collocazione retribuita e stabile per tutti.

Non solo, ma la stessa supremazia delle regole di mercato, che si traduce nella maggiore domanda di specializzazioni tecniche più che umanistiche,  fa sì che anche la scelta di un eventuale percorso di studi è finalizzata più ad un futuro rientro economico che ispirata da una vera e propria predisposizione personale.

Si può osservare quindi un improduttivo superaffollamento di determinati indirizzi - come quelli economico/politici - a discapito di altri - ad esempio letterari e artistici. Questo, da un lato, crea stasi e difficoltà di smistamento dei soggetti sociali, dall’altro mancanza di organico nei settori relativi all’ambito culturale.

Il progressivo spostamento dei fondi destinati all’istruzione verso la compensazione dei deficit di bilancio statale porta al malfunzionamento dell’organizzazione e della funzionalità scolastica oltre che una classe di insegnanti frustrata e poco appagata. Molto spesso sono la stessa forma e i contenuti degli insegnamenti, tutti uniformati a modelli prestabiliti, a non dare spazio e possibilità di azione agli stessi insegnanti: in casi in cui si dovrebbe puntare ad una maggiore collaborazione tra gli alunni o in altri dove si dovrebbe ponderare un giusto approccio pratico al già intenso studio teorico, si è obbligati a sottostare ai vincoli imposti da programmi troppo rigidi.

Questo è spesso la conseguenza di una istruzione standardizzata, poco pratica e collaborativa, cioè che coloro che dovrebbero imparare si trovano disorientati ed alienati. Lo stesso vale ad ogni livello di istruzione e spesso anche dopo anni di studi accademici ci si sente equipaggiati delle qualifiche teoriche ma non con le competenze pratiche per poter svolgere il proprio lavoro.

3. Conclusioni e spunti di riflessione

Ci si chiede perché, nonostante l’enorme quantità di nozioni che si acquisiscono durante gli studi, non si è più capaci di ragionare in modo realmente critico e produttivo. Come mai un sistema educativo, che sembra preposto ad insegnare a fare utili, non sia più incentrato a far apprendere come essere “utili” alla collettività?

Alla fine di ogni ciclo formativo la sensazione di insicurezza domina sulla padronanza completa di ciò che si è studiato, lasciando smarriti proprio coloro che dovrebbero essere i primi attori della edificazione e della crescita sociale.

Nell’era in cui l’informazione e la globalizzazione stanno portando ad un enorme cambiamento nei rapporti sociali e nell’approccio alla conoscenza , il sistema educativo dovrebbe probabilmente orientarsi a:

  1. favorire la libera esaltazione dei talenti e delle attitudini individuali, della produzione creativa, di valore ed utile alla collettività;
  2. sfruttare le istituzioni educative come piccole riproduzioni della macchina democratica in modo da valorizzare condivisione e scelta comune;
  3. superare i limiti dei programmi standardizzati in modo da promuovere la collaborazione e bilanciare conoscenza teorica e capacità pratica.

Un tempo ogni insegnamento sembrava puntare allo sviluppo della capacità critica e valutativa, oggi sembra che ci insegnino solo ad adattarci e a subire passivamente la realtà che ci circonda.

 

-------- Articolo Frutto del lavoro del Gruppo Studio ed Approfondimento Tecnico ed in Particolare di Giuliano Maria Lodi --------

 


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