Rivoluzione Economica

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Rivoluzione Economica

Pillar 1.8
Abbattere gli interessi sul debito degli Stati e superare la dipendenza dalle banche


La Situazione Attuale

La moneta nelle economie capitaliste è emessa dalle banche centrali (moneta legale) e commerciali (moneta bancaria). Il debito pubblico rappresenta il totale della moneta emessa e prestata allo Stato dalle banche accreditate all'acquisto dei titoli di Stato sul mercato primario.

E’ noto, a chi conosce l’attuale dinamica dell’economia, che non è necessario ridurre il debito pubblico per avere una crescita costante (al limite vale il contrario). Con le regole attuali l’economia può crescere e uno Stato può indebitarsi fino a quando è in grado di sostenere i costi del debito, ovvero pagarne gli interessi.

L’attuale crisi, partita dalle difficoltà delle banche[1], riguarda ora gli Stati e in particolare la loro capacità di sostenere i costi del debito pubblico. Con l’avanzare della crisi e il sopraggiungere della «paura», i tassi di interesse richiesti dal mercato hanno raggiunto infatti livelli eccezionali e assolutamente insostenibili se rapportati agli attuali livelli di inflazione e di crescita.

La reazione degli stati, per coprire i costi crescenti, è stata di aumentare la pressione fiscale; parallelamente le banche, a causa delle pesanti svalutazioni subite, hanno irrigidito l’accesso al credito e aumentato i tassi di interesse anche a privati e aziende.

Maggiori costi per cittadini e imprese per pagare il debito pubblico e privato, minore crescita economica e sviluppo. Alla lunga significherà anche minori entrate per lo stato e crack finanziario. E’ un gioco al massacro.

Chi rischia di più in questa situazione?

In primo luogo i cittadini e le imprese. Il fallimento di uno stato avrebbe infatti forti ripercussioni sul sistema finanziario, portando, tra le tante drammatiche conseguenze, anche a una forte svalutazione del nostro patrimonio.

Ma come può fallire uno stato?

L’anomalia principale dell’attuale sistema economico è che il controllo monetario è affidato a istituzioni private. Le aziende private, si sa, badano poco agli interessi della collettività.
Periodi di crisi come l’attuale possono addirittura rappresentare un’opportunità per il sistema bancario: costo del denaro bassissimo (per loro) e prestiti erogati a tassi molto elevati (a causa del rischio crescente) a stati e imprese. Questa logica, accettabile quando applicata a un privato, è però catastrofica se applicata agli stati.
Le banche in questo momento possono governare le sorti delle nazioni. E uno Stato, oggi, può fallire.


Misure Urgenti

Bisogna prendere consapevolezza che continuando così il mercato attuale troverà un nuovo equilibrio bruciando centinaia di migliaia di miliardi e anni del nostro lavoro andranno in fumo.

È necessario con urgenza:

  • abbattere gli interessi sul debito pubblico e indirizzare le risorse risparmiate al sistema produttivo;
  • salvaguardare dalle svalutazioni il patrimonio individuale e la sopravvivenza delle aziende che operano sul territorio;
  • arrestare la speculazione sui debiti sovrani.

Per ottenere tali obiettivi occorre un’azione rivoluzionaria che si fonda su una riforma del sistema bancario.

Ebbene, con la rivoluzione economica gli stati potranno emettere un nuovo strumento: obbligazioni centenarie a tasso di interesse nullo.

Le banche centrali, in condizioni di emergenza (rischio default o fallimento di istituti finanziari), avranno l’obbligo di acquistare tali titoli per:

  • finanziare il riacquisto di titoli di debito in scadenza;
  • coprire le perdite derivanti dal fallimento di una banca[2].

Tale soluzione, apparentemente banale, non è applicabile con il sistema di governo attuale. Lo strumento proposto sarebbe infatti per le banche centrali un’attività in perdita, poiché non genererebbe interessi/profitti.  Purtroppo in tutti i Paesi occidentali le banche centrali sono a capitale privato e difficilmente accetterebbero di immettere sul mercato uno strumento dal quale non traggono benefici.

La rivoluzione economica non ha però paura di rompere gli equilibri di potere attuale. Gli interessi delle collettività vengono prima degli interessi di chi oggi governa stati e società.

Per attuare tale punto bisogna scegliere dunque una delle seguenti opzioni:

  • imporre alla banche centrali un atto di responsabilità;
  • nazionalizzarle.

L’eventuale applicazione del secondo punto non comporta una nazionalizzazione dell’intero sistema bancario.

Quest’azione, molto forte, darebbe una certezza fondamentale valida per tutti: gli Stati non possono più fallire.
Immettere sul mercato nuova liquidità a costo minimo, ovvero al solo costo di produzione e distribuzione della moneta, comporterà l’abbattimento degli interessi sul debito, che sono una delle principali voci di costo per la collettività.
Le nuove risorse immesse sul mercato,  molte destinate anche alle banche commerciali a rimborso dei titoli di Stato in scadenza, serviranno a:

  • garantire i nostri conti correnti grazie all’aumento delle riserve frazionarie e di capitale, oggi praticamente assenti (PILLAR  1.9);
  • alimentare il sistema produttivo e i consumi grazie alla minore tassazione (meno interessi, meno costi per la collettività).

Per evitare squilibri del sistema finanziario gli stati che utilizzano tale misura avranno vincoli di bilancio molto stretti sulla spesa corrente.

La Banche Centrali dovranno concentrare la loro azione sulla politica monetaria, agendo sui tassi di interesse del capitale dato in prestito alle banche commerciali per evitare spinte inflazionistiche.
La misura proposta non ha comunque effetti sull’inflazione poiché servirebbe solo a coprire delle svalutazioni: l’offerta di moneta, grazie alle misure imposte dal pillar successivo (1.9), rimarrebbe costante.


Principali Vantaggi

  • stabilità del sistema finanziario;
  • protezione dei sistema bancari locali;
  • salvaguardia di Stati e depositi di c/c.

(*)Per approfondimenti sulla riforma del sistema bancario e sugli strumenti tecnici da utilizzare si faccia riferimento all’articolo “Le banche ed i mercati finanziari: impatti della rivoluzione economica”.



[1] Negli ultimi trent’anni la moneta in circolazione è costantemente cresciuta, alimentata dall’effetto leva imposto da banche commerciali e istituti finanziari. Le garanzie alla base dei nuovi prestiti immessi sono stati, storicamente, i beni immobili e, più di recente, gli strumenti finanziari.
Il sistema si è retto sulla continua rivalutazione dei beni in garanzia che hanno fatto da contropartita all’aumento del denaro in circolazione. Nel 2007 questo sistema è andato in crisi poiché i valori degli immobili hanno raggiunto livelli la cui ulteriore crescita era insostenibile e fuori logica.
La crisi del mercato immobiliare ha quindi reso impossibile per le banche continuare ad alimentare il sistema con nuova liquidità: senza nuova liquidità è diventato impossibile pagare il costo dei finanziamenti passati e il sistema è andato in crisi. Il nostro sistema economico si basa sulla crescita: senza di essa l’indebitamento diventa insostenibile e si va dritti alla bancarotta.

[2] Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 euro i saldi dei nostri conti correnti, è un’istituzione di diritto privato. Per come è strutturato non sembra avere la capacità finanziaria per intervenire sul fallimento di una grande banca.

 



Misure Urgenti per Banche ed Istituti Finanziari


Pillar 1.9

 


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